Uno dei dubbi più frequenti per chi apre una Partita Iva in regime forfettario è sempre lo stesso:
“Quanto devo mettere da parte ogni mese per tasse e contributi?”
È una domanda giusta, perché il regime forfettario viene spesso raccontato come un regime “semplice”, ma semplice non significa automatico. Se non sai quanto accantonare, rischi di vivere ogni scadenza fiscale come una sorpresa.
Il problema, infatti, non è pagare le tasse.
Il vero problema è non sapere quanto mettere da parte mentre incassi.
Quando lavori da freelance o da libero professionista, il denaro che entra sul conto non è tutto tuo. Una parte dovrà essere destinata a imposte e contributi. Se questa parte non viene separata subito, è molto facile confondere il fatturato con il guadagno reale.
E da lì nascono molti problemi: ansia, confusione, liquidità che sembra esserci ma poi sparisce quando arrivano F24, saldi e acconti.
Vediamo quindi, con un esempio pratico, quanto accantonare per tasse e contributi in regime forfettario.
Per capire quanto mettere da parte, bisogna prima capire una cosa fondamentale: nel regime forfettario non paghi tasse su tutto quello che incassi.
Il reddito su cui vengono calcolate imposte e contributi si determina applicando al fatturato un coefficiente di redditività. Questo coefficiente cambia in base al tipo di attività svolta.
Per molti professionisti e consulenti, ad esempio, il coefficiente è pari al 78%.
Significa che, se incassi 30.000 euro, il tuo reddito fiscale non sarà 30.000 euro, ma il 78% di quella cifra.
Quindi:
30.000 € × 78% = 23.400 €
Questo è il reddito su cui si calcolano i contributi previdenziali e, dopo la deduzione dei contributi, l’imposta sostitutiva.
Nel regime forfettario l’imposta sostitutiva è normalmente pari al 15%, ma può essere ridotta al 5% per i primi cinque anni se si rispettano determinati requisiti.
Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS senza altra copertura previdenziale, l’aliquota contributiva 2026 è pari al 26,07%, come indicato dall’INPS nella circolare sulle aliquote della Gestione Separata.
Ora traduciamo tutto in numeri.
Immaginiamo un consulente digital in regime forfettario, iscritto alla Gestione Separata INPS.
I dati dell’esempio sono questi:
Il primo calcolo da fare è quello dei contributi INPS.
23.400 € × 26,07% = 6.100 € circa
Quindi, su 30.000 euro di fatturato, il professionista dovrà mettere in conto circa 6.100 euro di contributi INPS.
A questo punto bisogna calcolare anche l’imposta sostitutiva. Nel regime forfettario, i contributi previdenziali versati sono deducibili dal reddito, quindi l’imposta si calcola su una base più bassa.
Facciamo una simulazione semplice:
23.400 € - 6.100 € = 17.300 € circa
Questa è la base su cui calcoliamo l’imposta sostitutiva.
Nel primo scenario immaginiamo che il professionista abbia diritto all’imposta sostitutiva ridotta al 5%.
Il calcolo sarà:
17.300 € × 5% = 865 € circa
Quindi il totale tra contributi e imposta sarà:
Totale da destinare a tasse e contributi:
6.965 € circa
Su un fatturato di 30.000 euro, significa che rimangono circa:
30.000 € - 6.965 € = 23.035 €
In percentuale, tasse e contributi pesano circa il 23% del fatturato.
Questo però non significa che basti accantonare il 23%. Sarebbe troppo preciso, troppo tirato, e soprattutto poco prudente.
Nella gestione reale di una partita IVA conviene sempre avere un margine di sicurezza in più da destinare a risparmio o investimenti personali. Inoltre bisogna sempre considerare il sistema di pagamento delle imposte e dei contributi che prevede un sistema di saldo e acconti.
Ora immaginiamo invece che il professionista non abbia diritto all’aliquota ridotta e applichi l’imposta sostitutiva ordinaria del 15%.
Il calcolo sarà:
17.300 € × 15% = 2.595 € circa
Il totale diventa:
Totale da destinare a tasse e contributi:
8.695 € circa
Su un fatturato di 30.000 euro, significa che rimangono circa:
30.000 € - 8.695 € = 21.305 €
In questo caso, tasse e contributi pesano circa il 29% del fatturato.
Arriviamo al punto centrale.
Quanto bisogna mettere da parte ogni mese in regime forfettario?
Una buona regola pratica è questa:
accantonare tra il 30% e il 35% di ogni incasso.
Il 30% può essere una percentuale prudente per molte situazioni, soprattutto per chi è in Gestione Separata e ha imposta al 5%.
Il 35% è una percentuale più conservativa, utile soprattutto se:
Attenzione però: questa non è una percentuale “di legge”.
Nessuna norma dice che devi accantonare il 30% o il 35%.
È una scelta di gestione finanziaria.
Ed è proprio qui che molti sbagliano: cercano la percentuale perfetta, quando in realtà serve un metodo sostenibile.
Se incassi 2.000 euro, accantonare il 30% significa spostare subito 600 euro su un conto separato.
Se incassi 5.000 euro, significa metterne da parte 1.500.
Non devi aspettare la fine dell’anno.
Non devi aspettare il consulente.
Non devi aspettare di “vedere quanto resta”.
Devi separare subito ciò che non è davvero disponibile.
L’errore più frequente è pensare:
“Intanto incasso, poi a fine mese vedo quanto mettere da parte.”
Sembra un ragionamento normale, ma è il modo più rapido per perdere il controllo.
Perché a fine mese ci saranno sempre spese, imprevisti, acquisti, abbonamenti, costi personali, investimenti, uscite non programmate.
E così l’accantonamento fiscale diventa l’ultima voce della lista.
Invece dovrebbe essere una delle prime.
Il secondo errore è sottovalutare i contributi. Molti forfettari si concentrano solo sull’imposta sostitutiva, magari pensando: “Pago solo il 5%”. Ma nella maggior parte dei casi il peso principale non è l’imposta. Sono i contributi previdenziali.
Nel nostro esempio, con imposta al 5%, l’imposta è circa 865 euro, mentre i contributi sono circa 6.100 euro.
Questo cambia completamente la percezione del netto reale.
Il terzo errore è usare un unico conto per tutto: incassi, spese personali, tasse, contributi, abbonamenti, viaggi, affitto, vita quotidiana.
Così il saldo del conto diventa poco leggibile.
Vedi 8.000 euro disponibili e pensi di avere 8.000 euro.
Ma magari 3.000 euro sono già “prenotati” per tasse e contributi.
Il metodo più semplice è anche il più efficace.
Ogni volta che incassi una fattura, sposta subito una percentuale su un conto separato.
Non serve necessariamente un conto complesso. Può essere anche un secondo conto corrente, un conto deposito libero o uno spazio separato all’interno della tua banca.
L’importante è che quei soldi siano visivamente separati dal conto che usi per le spese quotidiane.
La regola può essere questa:
ogni incasso → 30/35% sul conto tasse
Se incassi 1.000 euro, ne sposti 300 o 350.
Se incassi 3.000 euro, ne sposti 900 o 1.050.
Questo ti permette di non dover ricostruire tutto dopo. La gestione diventa immediata, ordinata, sostenibile.
Poi, una volta al mese, puoi fare un controllo semplice:
Questo tipo di controllo mensile è molto più utile di una grande revisione fatta una volta all’anno, quando ormai molte decisioni sono già state prese.
Il punto più importante è questo: accantonare per tasse e contributi non è solo una questione fiscale.
È una questione di gestione finanziaria personale.
Chi lavora in Partita Iva deve imparare a ragionare in modo diverso rispetto a un dipendente. Il bonifico che arriva dal cliente non è uno stipendio netto. È un incasso lordo, da organizzare.
Dentro quell’incasso ci sono più parti:
Quando conosci questi numeri, vivi più serenamente la tua attività professionale.
Non perché paghi meno tasse, ma perché le tasse smettono di essere un’incognita.
Hai più controllo, più lucidità e puoi prendere decisioni migliori: quanto puoi spendere, quanto puoi investire, quanto puoi prelevare, quanto devi lasciare fermo.
Questa è una differenza enorme, soprattutto nei primi anni di attività.
Molti professionisti non hanno davvero un problema fiscale. Hanno un problema di metodo.
Ogni situazione è diversa.
Il coefficiente di redditività può cambiare, la previdenza può essere diversa, l’aliquota può essere al 5% o al 15%, e anche il modo in cui incassi durante l’anno può incidere sulla gestione della liquidità.
Se vuoi capire quanto mettere da parte nella tua situazione specifica, puoi contattarmi attraverso la sezione contatti del sito. Puoi anche utilizzare il nostro simulatore gratuito per conteggiare l’importo dell’accantonamento del tuo caso specifico.
Con pochi numeri chiari, puoi impostare un metodo semplice per gestire tasse, contributi e liquidità senza vivere ogni scadenza come un problema.