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Regime forfettario: cause di esclusione da conoscere prima di aprire Partita IVA

Andrea Marrocco
#regime forfettario#partitaiva#fisco#freelance

Quando si parla di Partita IVA in regime forfettario, il primo pensiero va quasi sempre alla soglia degli 85.000 euro.

“Se resto sotto quel limite, posso aprire in forfettario.”

In realtà, non è proprio così.

Il limite di ricavi e compensi è sicuramente uno degli elementi da verificare, ma non è l’unico. Il regime forfettario è conveniente, semplice da gestire e spesso molto adatto a freelance, consulenti e professionisti nelle prime fasi di attività. Proprio per questo, però, è importante non darlo per scontato.

Prima di aprire Partita IVA bisogna farsi una domanda molto concreta:

posso davvero applicare il regime forfettario alla mia situazione personale?

La risposta dipende da diversi fattori: redditi da lavoro dipendente, eventuali partecipazioni societarie, rapporti con ex datori di lavoro, attività svolta, regimi IVA applicabili e struttura dell’attività.

In questo articolo vediamo le principali cause di esclusione dal regime forfettario, con un taglio pratico e comprensibile anche per chi non ha familiarità con il linguaggio fiscale.


Requisiti e cause di esclusione: perché non sono la stessa cosa

Uno degli errori più comuni è pensare che il regime forfettario funzioni solo sulla base di alcuni requisiti numerici.

In realtà bisogna distinguere tra requisiti di accesso e cause di esclusione.

I requisiti di accesso sono le condizioni che permettono di entrare o rimanere nel regime. Il caso più conosciuto è il limite di ricavi o compensi.

Le cause di esclusione, invece, sono situazioni che impediscono l’applicazione del regime anche quando, apparentemente, gli altri requisiti sembrano rispettati.

Per esempio, un professionista può avere compensi molto inferiori a 85.000 euro, ma essere comunque escluso dal forfettario perché partecipa a una società di persone oppure perché fattura prevalentemente al suo ex datore di lavoro.

Questo è il punto delicato: il regime forfettario non si valuta guardando un solo dato.

Serve una verifica complessiva della situazione.

Ed è una verifica che andrebbe fatta non solo all’apertura della Partita IVA, ma anche negli anni successivi. La vita professionale cambia: si può iniziare un nuovo lavoro dipendente, entrare in una società, aprire una SRL, assumere collaboratori o modificare il tipo di clientela.

Tutti questi elementi possono incidere sulla possibilità di applicare il regime.


Il limite di ricavi e compensi

La regola più conosciuta riguarda il limite di ricavi o compensi.

Ad oggi, il limite ordinario previsto per il regime forfettario è pari a 85.000 euro annui, salvo eventuali modifiche normative future.

Questo significa che, per accedere o rimanere nel regime, bisogna verificare il volume di ricavi o compensi dell’anno precedente.

Il punto, però, non è solo “quanto fatturo oggi”.

Bisogna anche capire cosa succede se l’attività cresce. Un freelance che nei primi mesi incassa poco potrebbe superare rapidamente la soglia negli anni successivi, soprattutto se lavora con pochi clienti ad alto valore o se vende servizi ricorrenti.

Inoltre, il superamento del limite può avere conseguenze diverse a seconda dell’importo. Se si supera la soglia degli 85.000 euro, ma si resta entro i 100.000 euro, l’uscita dal regime avviene generalmente dall’anno successivo. Se invece si supera la soglia dei 100.000 euro, l’uscita può essere immediata.

Per questo motivo il forfettario non va visto come una scelta da fare una volta sola all’apertura della Partita IVA.

Va monitorato.


Il limite sulle spese per dipendenti e collaboratori

Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda le spese sostenute per lavoratori dipendenti, collaboratori e forme simili di supporto all’attività.

Ad oggi, il limite previsto è pari a 20.000 euro annui, salvo modifiche future.

Per molti freelance questo non rappresenta un problema. Chi lavora da solo, senza dipendenti o collaboratori stabili, difficilmente si avvicina a questa soglia.

Il tema diventa però più importante quando l’attività inizia a crescere.

Pensiamo a un professionista che comincia ad avere una persona di supporto per la gestione operativa, un assistente, collaboratori continuativi o figure esterne che lavorano in modo ricorrente sull’attività.

In questi casi, la struttura del business cambia. E quando cambia la struttura del business, bisogna verificare anche se il regime fiscale scelto resta ancora coerente.

Il regime forfettario nasce per attività relativamente snelle. Quando l’attività si organizza in modo più complesso, è normale che serva una valutazione più attenta.


Redditi da lavoro dipendente o pensione

Una delle situazioni più frequenti riguarda chi vuole aprire Partita IVA mentre lavora già come dipendente.

È un caso molto comune: una persona ha un lavoro principale, ma vuole iniziare anche un’attività autonoma, magari come consulente, freelance, creator, formatore o professionista.

In questi casi bisogna verificare i redditi da lavoro dipendente, pensione o redditi assimilati percepiti nell’anno precedente.

Per il 2026, il limite da considerare con riferimento all’anno precedente è pari a 35.000 euro, salvo verifiche specifiche e aggiornamenti normativi.

La logica è questa: se il reddito da lavoro dipendente supera la soglia prevista e il rapporto di lavoro è ancora in essere, il contribuente può essere escluso dal regime forfettario.

Facciamo qualche esempio.

Esempio 1

Un lavoratore dipendente con reddito sotto soglia che vuole aprire una Partita IVA per svolgere consulenze può, in linea generale, valutare l’accesso al forfettario.

Esempio 2

Diverso è il caso di un lavoratore dipendente con reddito sopra soglia e rapporto di lavoro ancora attivo. In questa situazione può emergere una causa di esclusione.

Esempio 3

C’è poi il caso di chi aveva un reddito da lavoro dipendente sopra soglia, ma ha cessato il rapporto entro il 31 dicembre dell’anno precedente. Qui il regime forfettario potrebbe essere comunque applicabile, ma la verifica va fatta con attenzione.

Questa è una delle aree in cui è più facile sbagliare, perché non basta sapere “quanto guadagno oggi”. Bisogna guardare all’anno precedente, alla natura del reddito e alla situazione del rapporto di lavoro.


Fatturare prevalentemente al datore o ex datore di lavoro

Un’altra causa di esclusione molto importante riguarda i rapporti con il datore di lavoro attuale o con un ex datore di lavoro.

La norma vuole evitare che un rapporto di lavoro dipendente venga trasformato artificialmente in Partita IVA solo per ottenere un vantaggio fiscale o contributivo.

Il caso classico è questo: una persona lascia l’azienda, apre Partita IVA e continua a lavorare quasi esclusivamente per la stessa azienda, emettendo fattura.

Da un punto di vista pratico, l’attività potrebbe sembrare autonoma. Ma se il cliente principale resta il precedente datore di lavoro, il regime forfettario potrebbe non essere applicabile.

La causa ostativa riguarda l’attività svolta prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale, di un datore di lavoro avuto nei due anni precedenti o di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a questi.

Il concetto di prevalenza è centrale.

Non significa necessariamente che non si possa mai fatturare a un ex datore di lavoro. Significa però che bisogna verificare il peso di quel cliente rispetto al totale dell’attività.

Se quasi tutto il fatturato proviene da quel soggetto, il rischio fiscale aumenta.

Per questo motivo, quando si lascia un lavoro dipendente e si apre Partita IVA, la domanda da porsi non è solo: “posso lavorare ancora con loro?”

La domanda più corretta è:

posso farlo senza compromettere l’accesso al regime forfettario?


Partecipazioni in società di persone, associazioni professionali e imprese familiari

Le partecipazioni societarie sono un altro tema delicato.

In particolare, possono essere incompatibili con il regime forfettario le partecipazioni in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari.

Molti contribuenti sottovalutano questo aspetto perché pensano che una piccola quota non possa avere conseguenze fiscali rilevanti.

Ma nel regime forfettario non funziona sempre così.

Il problema non è solo quanto vale la partecipazione o quanto reddito produce. Il punto è capire se quella partecipazione rientra tra le situazioni che impediscono l’accesso al regime.

Per esempio, una persona che vuole aprire Partita IVA come professionista ma risulta già socia di una società semplice, di una SNC, di una SAS o di un’associazione professionale deve verificare con attenzione la propria posizione.

In questi casi non conviene procedere “a intuito”.

Prima si controlla la partecipazione. Poi si decide se il forfettario è davvero applicabile.


Socio di SRL e regime forfettario: quando diventa un problema

Essere socio di una SRL non comporta automaticamente l’esclusione dal regime forfettario.

Questo è un punto importante, perché spesso si sente dire in modo generico che “se hai una SRL non puoi essere forfettario”.

Non è sempre vero.

Il problema può nascere quando si verificano contemporaneamente due condizioni: il contribuente controlla direttamente o indirettamente la SRL e l’attività della società è riconducibile a quella svolta individualmente con la Partita IVA.

Facciamo un esempio semplice.

Un consulente marketing lavora in regime forfettario e, allo stesso tempo, controlla una SRL che svolge attività di consulenza marketing. In una situazione del genere il collegamento tra attività individuale e attività societaria può diventare rilevante.

Il tema è delicato perché non basta guardare la percentuale della quota.

Bisogna capire se esiste controllo, anche indiretto, e se le due attività sono economicamente riconducibili tra loro.

Questo è uno dei casi in cui la valutazione preventiva è davvero fondamentale. Una scelta societaria fatta senza considerare il regime fiscale personale può creare problemi dopo.


Regimi speciali IVA e attività particolari

Non tutte le attività possono accedere al regime forfettario.

Sono esclusi, in generale, i soggetti che applicano regimi speciali IVA o regimi forfettari di determinazione del reddito.

Rientrano in questa area, per esempio, alcune attività agricole, l’editoria, le agenzie di viaggio, la rivendita di beni usati e altre attività soggette a regole IVA particolari.

Qui l’errore tipico è fermarsi al codice ATECO.

Il codice ATECO è importante, ma non è l’unico elemento da guardare. Bisogna capire anche quale regime fiscale e IVA si applica concretamente all’attività svolta.

Due attività che sembrano simili sulla carta possono avere trattamenti fiscali diversi.

Per questo motivo, prima di aprire Partita IVA, non basta cercare online un codice attività e inserirlo nella pratica di apertura.

Bisogna capire se quel tipo di attività può davvero stare nel regime forfettario.


Non residenti e attività con l’estero

Anche la residenza fiscale può incidere sull’accesso al regime.

In linea generale, i soggetti non residenti sono esclusi dal regime forfettario, salvo specifiche eccezioni previste per residenti in Paesi dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo che producono una parte significativa del proprio reddito in Italia.

È un tema che riguarda soprattutto chi lavora online, chi vive tra più Paesi o chi sta valutando un trasferimento all’estero.

In questi casi bisogna fare attenzione a non confondere il luogo in cui si trovano i clienti con la propria residenza fiscale.

Avere clienti esteri non significa automaticamente essere fiscalmente residenti all’estero. Allo stesso modo, vivere fuori dall’Italia può cambiare completamente le regole applicabili.

Quando entrano in gioco estero, residenza e fiscalità, la verifica va fatta con particolare attenzione.


Cessioni di fabbricati, terreni edificabili e mezzi di trasporto nuovi

La normativa prevede anche l’esclusione per alcune attività specifiche, come la cessione di fabbricati, terreni edificabili e mezzi di trasporto nuovi.

Per la maggior parte dei freelance e dei professionisti questo non è il caso più frequente.

Tuttavia è utile citarlo perché conferma un principio importante: il regime forfettario non dipende solo dal volume dei compensi, ma anche dal tipo di attività svolta.


Perché conviene fare queste verifiche prima di aprire Partita IVA

Molte persone aprono Partita IVA concentrandosi su tre aspetti: codice ATECO, aliquota al 5% e costo del commercialista.

Sono aspetti importanti, ma non bastano.

Prima ancora di chiedersi quanto si pagherà, bisognerebbe chiedersi se il regime forfettario è davvero applicabile.

Perché se la risposta è no, tutto il resto cambia.

Cambiano le imposte, cambiano gli adempimenti, cambia la gestione della fatturazione e può cambiare anche la convenienza economica dell’attività.

Una verifica fatta bene prima permette di evitare problemi molto concreti: errori nell’apertura, applicazione errata del regime, rettifiche, sanzioni o necessità di cambiare impostazione dopo pochi mesi.

Il punto non è complicare la vita a chi vuole iniziare.

Il punto è partire nel modo giusto.

Aprire Partita IVA è una scelta semplice solo in apparenza. In realtà, se fatta senza controllo, può generare conseguenze che emergono più avanti, quando correggere diventa più difficile.


Checklist rapida prima di scegliere il regime forfettario

Prima di scegliere il regime forfettario, vale la pena fare almeno queste verifiche:

Questa checklist non sostituisce una consulenza, ma aiuta a capire una cosa: il regime forfettario non si sceglie solo perché “conviene”.

Si sceglie se è compatibile con la propria situazione.


Conclusione

Il regime forfettario può essere una soluzione molto interessante per chi apre Partita IVA.

Permette una gestione più semplice, una tassazione spesso vantaggiosa e meno adempimenti rispetto ai regimi ordinari.

Ma non è automatico.

Prima di applicarlo bisogna verificare che non esistano cause di esclusione: redditi da lavoro dipendente sopra soglia, rapporti con ex datori di lavoro, partecipazioni societarie, controllo di SRL, regimi IVA speciali o altre situazioni particolari.

Ogni caso può cambiare la risposta.

Per questo motivo, prima di aprire Partita IVA, la scelta più prudente è fare una valutazione completa della propria situazione personale e professionale.

Se stai valutando di aprire Partita IVA e vuoi capire se puoi accedere al regime forfettario, puoi contattare Astro Tax per una valutazione personalizzata.


FAQ

Chi non può accedere al regime forfettario?

Non può accedere al regime forfettario chi rientra in una delle cause di esclusione previste dalla normativa. Tra i casi più frequenti ci sono il superamento di determinate soglie, alcune partecipazioni societarie, l’applicazione di regimi IVA speciali, specifici rapporti con datori o ex datori di lavoro e alcune situazioni legate alla residenza fiscale.

Posso aprire Partita IVA forfettaria se sono dipendente?

Sì, in alcuni casi è possibile. Bisogna però verificare il reddito da lavoro dipendente percepito nell’anno precedente, se il rapporto di lavoro è ancora attivo e se l’attività autonoma verrà svolta nei confronti del datore o ex datore di lavoro.

Posso essere socio di una SRL e restare in forfettario?

Dipende. Essere socio di una SRL non esclude sempre dal regime forfettario. Il problema può nascere se il contribuente controlla direttamente o indirettamente la società e se l’attività della SRL è riconducibile a quella svolta con la Partita IVA individuale.

Cosa succede se fatturo al mio ex datore di lavoro?

Fatturare a un ex datore di lavoro non è automaticamente vietato, ma può diventare un problema se l’attività viene svolta prevalentemente nei suoi confronti o nei confronti di soggetti a lui riconducibili. In questi casi il regime forfettario potrebbe non essere applicabile.

Se supero 85.000 euro esco subito dal regime forfettario?

Dipende dall’importo superato. Se si supera la soglia di 85.000 euro ma si resta entro 100.000 euro, l’uscita dal regime avviene generalmente dall’anno successivo. Se invece si supera la soglia di 100.000 euro, l’uscita può essere immediata.

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